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19 dicembre 2005

Libri da degustare (in una biblioteca davvero speciale)

Arrivo.

 

L’atrio è freddo ma accogliente.

C’è persino un tavolino per far accomodare i bambini.

E poi ci sono anche le decorazioni sul soffitto. E poi un sacchetto zeppo di gianduiotti, di quelli ancora più buoni, se si può. Mi sento aspettata e coccolata ed è la sensazione più bella, per un ospite. Anche o soprattutto  se ospite di una biblioteca davvero speciale.

 

Percorro corridoi ariosi e luminosi… ed entro nella sala.

Calda e soffusa. Che fa quasi Natale.

E lì, disposti un po’ alla rinfusa, tanti libri.

Meraviglia.

Ne avevo letto le recensioni, di alcuni. Mi era capitato di leggere delle pagine virtuali, di altri.

Mi ero immaginata le storie che custodivano.

Ed ora me li trovo davanti.

 

Sono un po’ ansiosa, come capita quando ti trovi davanti a un enorme bouffet e non sai da che parte incominciare. E vorresti assaggiare tutto ma sai che non ce la farai. E vorresti cogliere sapori vecchi e nuovi e stupirti con nuove ricette e assaporare i retrogusti sul palato e poi lungo la gola. Ma sai che non c’è tempo.

Per queste cose, in fondo, ci vuole meditazione.

 

E allora osservo.

Copertine così diverse da come me le ero immaginate.

Copertine così uguali a come me le ero immaginate.

 

E allora annuso e ascolto.

Profumo di carta che il virtuale non può dare.

Fruscio di pagine che un monitor non può regalare.

 

E allora sfoglio. Qualche capitolo qua e là.

Alcune pagine apparentemente senza senso, perché timide di  trama.

Altre pagine che danno un senso.

 

E allora sbircio. Qualche paragrafo qua e là.

Alcune righe fanno ridere, altre vanno lette tra.

 

E allora leggo. Qua e là.

Alcune parole vanno lette tutte d’un fiato, altre vanno lette  piano.

Alcune pagine sono linee che fanno immagini, altre sono bianche che ci immagini quel che vuoi.

Alcune compongono pagine di giornale, altre delle pièces di cinema e di teatro; alcune dei fantacalcio, altre dei veri trattati, altre ancora, degli spartiti musicali.

Alcune parole sono futuriste, altre sibilline; alcune impressioniste, altre ancora sono vera poesia.

 

E la biblioteca ha anche la cucina.

E allora mangio e bevo e apprezzo.

E allora mi gira un po’ la testa.

E non so se è il Barbera oppure il Dolcetto o l’emozione di trovare, in fondo ad una pagina, una nota su  Maninafutura.

E allora mi sento gli occhi grandi e la lingua un po’ felpata.

E non so se è la sorpresa del tapinambour oppure del bonet o il sapore – nell’atomsfera e sorprendente - di cellulosa pura.

 

Ci passo qualche ora, nella biblioteca davvero speciale.

 

Poi.

Piano, esco e chiudo la porta.

E mi allontano, piano.

 

E infine.

La sera considero che sarebbe bello trovare sul comodino e uno ad uno ogni libro sfiorato nella biblioteca davvero speciale.

E leggerlo. Dall’inizio alla fine. E entrare nella storia e innamorarsi della storia.

E degustarla piano.

 

Perché per queste cose, in fondo, ci vuole meditazione.


Un grazie in particolare a tutti quanti.
Un pensiero per chi non c'era, nonostante che.
Un sorriso agli organizzatori e ai miei compagni di viaggio. speciali.




permalink | inviato da il 19/12/2005 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa


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